Il passo successivo alla scoperta dettagliata degli organi di senso, che ha affascinato tutti stimolando una serie di riflessioni da più punti di vista, è stato quello di addentrarci nei misteri del sistema nervoso. Nelle settimane precedenti ho proposto, in palestra, una serie di attività mirate su movimento e organi di senso che ci hanno consentito di entrare in contatto con le potenzialità del nostro corpo.
Quanto è importante la vista quando pratico sport? È necessario affinare l’udito durante il gioco di squadra? In tutto questo… quale ruolo assume il nostro cervello?
Durante l’ora di educazione fisica abbiamo affinato l’equilibrio, l’attenzione per i dettagli visivi e sonori, la coordinazione oculo-manuale e non solo. È stato importante imparare a stabilire un rapporto intimo e diretto con il nostro corpo: non tutti sono in grado di ascoltare le sensazioni che provengono dal proprio interno. Molti alunni eseguono gli esercizi in maniera passiva e non riescono ad ottenere le prestazioni richieste proprio perché non fanno caso a ciò che stanno facendo. Praticare esercizi mirati, anche in posizione statica e non solo dinamica, ci ha aiutato a educare l’ascolto di noi stessi: sentire i muscoli tesi che lavorano per tenerci in equilibrio, la consapevolezza di come posizionare bene il nostro corpo nello spazio per assumere la posizione corretta richiesta, la capacità di seguire un ritmo con attenzione per ricreare un movimento individualmente o in simbiosi con un compagno, eseguire una serie di schemi a partire dall’osservazione di quanto avviene intorno a noi, consentire alla respirazione mirata e guidata di aiutarci a potenziare le nostre prestazioni o a recuperare le nostre forze, chiudere gli occhi per sentire il battito del cuore, il respiro, noi stessi nel silenzio più completo.
Ho iniziato a proporre piccoli esercizi di yoga a partire da semplici sequenze basate su respirazione e ripetizioni di schemi semplici volti soprattutto all’osservazione del movimento nel nostro corpo. Ho chiesto di prestare attenzione alla respirazione e al movimento di ogni singolo arto con particolare riferimento all’esecuzione del movimento. Pratico yoga da diversi anni e ritengo che la pratica sia proponibile “in pillole” anche a scuola. Quest’anno poi, con le limitazioni dovute alla pandemia da Covid-19, gli esercizi di yoga stanno diventando un’ottima soluzione per proporre qualcosa di nuovo e stimolante come risposta a tutti quei giochi ed esercizi di gruppo che per ora non possiamo fare. La pratica dello yoga è complessa e richiede dedizione ed allenamento costante. Ovviamente non sono una insegnante yoga ma, nel mio piccolo, ho cercato e cercherò di proporre una serie di esercizi che ben si amalgamano agli obiettivi da raggiungere in classe quinta. Per aiutarmi ho acquistato un libro molto valido e interessante: “Piccolo yoga. Come creare lezioni di yoga per bambini da 5 a 11 anni con giochi, esercizi e favole per crescere” di Clemi Tedeschi. Il libro, che contiene oltre 200 immagini a colori con gli schemi da proporre ben spiegati e in sequenza, è uno strumento validissimo per realizzare lezioni coinvolgenti e divertenti. Inoltre, spiega anche cos’è lo yoga, racconta (a partire proprio dall’esperienza dell’autrice) come proporlo a scuola e offre unità didattiche già pronte e organizzate per fascia d’età o competenze raggiunte. In questo periodo di chiusura delle palestre ho continuato a seguire le lezioni online con la mia insegnante ma ho acquistato anche un’app (che in questo periodo è gratuita per chi possiede un indirizzo .edu e quindi per gli insegnanti) che organizza in maniera semplice una serie di lezioni yoga per tutti i gusti. Si chiama Downdog e se siete curiosi vi consiglio di darci uno sguardo.
Tornando al sistema nervoso, per proporre il nuovo argomento di scienze ho proprio richiamato l’attenzione della classe alle attività di educazione fisica svolte in palestra precedentemente ponendo loro una semplice domanda: CHE RUOLO HA IL NOSTRO CERVELLO NELLO SPORT?
Abbiamo riflettuto su quali parti del corpo utilizziamo quando ci alleniamo, svolgiamo esercizi fisici o stiamo facendo una gara sportiva. Proprio a partire da quanto sperimentato in palestra, siamo stati tutti d’accordo nel sostenere che sia la coordinazione degli arti inferiori e superiori che l’utilizzo degli organi di senso (con la loro funzione di fornirci delle finestre sul mondo in grado di farci interagire al meglio con la realtà circostante) richiedono l’apporto fondamentale del cervello. È proprio questo organo affascinante e superspecializzato che regola tutto quanto, che decide come attivare tutte le risorse necessarie affinché il nostro corpo risponda immediatamente e in maniera efficiente agli stimoli e alle richieste esterne. Un grande computer in grado di gestire situazioni complesse coadiuvato da un sistema altrettanto efficiente: il sistema nervoso.
Raccolte una serie di riflessioni proprio a partire dall’esperienza diretta dei bambini, ho proposto alcuni contenuti dall’app Alla scoperta del corpo umano (app a pagamento ma estremamente completa ispirata al famoso cartone animato degli anni ’80) che mi hanno permesso di stimolare curiosità e rispondere anche alle tante domande poste. Il nostro libro di testo racconta molto brevemente il sistema nervoso e non soddisfa in effetti le tante curiosità e domande della mia classe. Ho spiegato loro che l’argomento verrà ampiamente sviluppato e approfondito in terza media ma questo non è bastato. Così ho deciso di approfondire a modo nostro proponendo una serie di immagini e schemi riassuntivi ma allo stesso tempo maggiormente dettagliati. Siamo partiti dall’immagine del neurone. Ho proposto il modello alla LIM e, insieme, abbiamo completato inserendo le informazioni trovate nel libro di testo. Infine ho inserito alcuni dettagli, trascurati dal libro, e approfondito con la visione di alcuni video mirati.

Per quanto riguarda invece la rappresentazione del sistema nervoso ho preferito proporre direttamente il mio schema, che poi loro hanno fotocopiato e colorato, da osservare e commentare insieme facendo anche attenzione a quanto riportato nel libro.
Lo schema che ho proposto io infatti riassume tutto il sistema nervoso (nel libro vengono illustrate solo alcune parti e mancano dei nessi fondamentali per avere una visione d’insieme) entrando nel dettaglio delle funzioni di ogni singola parte. Tutta la riflessione emersa da immagine e informazione scritta ha sempre richiamato alla loro attenzione un aspetto fondamentale: la connessione con tutti gli altri sistemi e apparati. Questo riferimento costante al nostro organismo come macchina ben funzionante e interconnessa è fondamentale. Le domande stimolo sul perché è importante avere una distinzione su sistema nervoso autonomo e sistema nervoso periferico, sul perché siano collocati in quei punti precisi e perché il sistema nervoso centrale ha il compito di ricevere informazioni, e via dicendo, sono state la base sulla quale intessere tutto il nostro discorso. Questo ci ha consentito di approfondire anche il sistema nervoso autonomo e scoprire quello simpatico e parasimpatico a partire proprio dalle esperienze dirette degli alunni che hanno iniziato immediatamente a fare esempi e porre quesiti pertinenti che ci hanno spesso fatto anticipare argomenti non ancora affrontati come l’apparato digerente o il sistema muscolare.

Quando abbiamo letto insieme le pagine del libro molti bambini avevano già padronanza dell’argomento. Ho deciso quindi di proporre uno studio diverso dal solito per l’interrogazione (termine orribile… preferisco “confronto e condivisione di quanto appreso”) sul sistema nervoso: studiare sicuramente quanto affrontato insieme ma soprattutto preparare tre domande sul sistema nervoso da proporre ad un compagno. In questo modo ognuno di loro ha dovuto pensare, a partire da quanto studiato, tre domande e, di conseguenza, conoscere bene quelle risposte. Perché? Perché la settimana seguente maestra Michela ha proposto una speciale interrogazione a catena: la maestra ha solo ascoltato e gli alunni hanno interrogato e risposto. Come abbiamo fatto?
- La maestra sorteggia il primo alunno il quale deve proporre una delle sue domande sul sistema nervoso al secondo alunno sorteggiato.
- Il secondo alunno sorteggiato risponde alla domanda del compagno.
- Il compagno che ha posto il quesito deve dire se si ritiene soddisfatto della risposta ottenuta dal compagno (motivando il perché) oppure no. Nel caso in cui non si ritenga soddisfatto deve dire perché e approfondire quanto trascurato dal compagno o correggere eventuali errori.
- Dopo il confronto, l’alunno che ha dato la risposta potrà fare la sua domanda (che sia diversa da quella che gli è stata appena fatta) ad un altro compagno sorteggiato.
- Si prosegue così sino a quando tutti hanno avuto modo di porre la propria domanda e rispondere a quella posta.
“Maestra, ma perché ci hai fatto preparare tre domande quando invece ne abbiamo proposta solo una?” In questo modo abbiamo potuto avere una varietà nutrita di domande e, allo stesso tempo, anche chi non era in quel momento coinvolto si è sentito costretto ad ascoltare domanda e risposta per non porre, una volta arrivato il suo turno, la stessa domanda. Durante tutta l’attività (che è durata circa un’ora) io ho ascoltato in silenzio, preso appunti sulle risposte ma anche sui riscontri dei “maestri”. Ho notato che il sentirsi interrogato da un compagno ha creato un maggiore coinvolgimento rispetto alle solite interrogazioni e allentato anche le tensioni. Ci si è resi conto che fare una domanda ed essere in grado di correggere o approfondire l’argomento richiesto al compagno fa sentire più padroni delle proprie competenze. Anche sentirsi fare i complimenti da un compagno crea un clima di fiducia e stima reciproca molto motivante. Il riuscire a valutare il lavoro di un altro e il proprio è un obiettivo importante da raggiungere. Capire la differenza tra il saper esprimere bene e con padronanza di linguaggio un argomento, quanto sia interessante arricchire con esempi pertinenti o sollevare questioni, sono elementi fondamentali per sviluppare competenze e apprendimento. L’intera classe ha lavorato all’unisono in piena concentrazione e rispetto, tutti si sono sentiti parte in causa, protagonisti del solo lavoro. Un’esperienza sicuramente da ripetere 😊
