Ritorno al futuro… in quinta. La conclusione di un ciclo scolastico in uno spettacolo di fine anno.

Quando si conclude un ciclo, noi insegnanti lo sappiamo, oltre alla “nostalgia preventiva” come la chiamo io… e alla paura di dover ricominciare da capo quando, finalmente e dopo cinque anni, ci si capiva al volo, la consapevolezza è sempre una: sappiamo cosa si lascia andare ma non cosa ci capiterà. È il classico detto del “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa ciò che lascia ma non quel che trova”. L’unica differenza è che noi insegnanti non abbiamo scelta e in quinta dobbiamo proprio lasciarli andare al loro destino… come è giusto che sia. Anche se devo ammettere che alla loro domanda “Maestra, perché non vai ad insegnare alle medie così restiamo insieme?” mi sarebbe piaciuto poter rispondere “Va bene! Con grande piacere!”

Di tutta questa avventura, durata cinque anni, di certo sono consapevole di ciò che lascio: una classe stupenda! Bambini e bambine brillanti e vispi, affettuosi e divertenti, volenterosi e rispettosi. Una classe che è riuscita a fare gruppo: pronti a collaborare e ad aiutarsi, con compagnie gioco interscambiabili e mai blindate, capaci di allacciare ottimi rapporti anche con noi insegnanti senza mai essere polemici o rifiutando i nostri consigli. Ci siamo divertiti insieme, siamo stati capaci di metterci in gioco e di superare anche le difficoltà… tenendo duro. In questi anni abbiamo visto la nostra scuola sbriciolarsi sotto i nostri piedi. Ci hanno chiuso, siamo dovuti espatriare in altri plessi scolastici, ci siamo dovuti separare da altre classi. Ma poi siamo ritornati, finalmente e insieme nelle nostre aule, nei nostri spazi aspettando silenziosamente che tutto venisse risistemato. È stata dura per loro, per le famiglie e anche per noi docenti. In questi anni avrete notato che ho un po’ trascurato il mio sito: sono stata assorbita da mille pensieri e preoccupazioni relative al mio Istituto e ho anche visto svanire parte di quell’entusiasmo che mi spingeva a scrivere. Era come se non sentissi più mia la scuola: luogo di lavoro, di crescita, di sperimentazione e di gioia creativa è sempre stata la musa ispiratrice di tutto. Avrei potuto cambiare istituto, certo, ma ho sempre creduto nella mia scuola e poi c’era la mia classe, a cui tenevo davvero, quindi sono rimasta perché sono un’ottimista e, soprattutto, non mi piace mollare! Così, ci siamo rintanati nella nostra aula aspettando giorni migliori. Mi sono concentrata nel mio microcosmo. Nella nostra piccola realtà di classe tutto ciò a cui siamo sempre stati abituati, ciò che mi fa amare tanto il mio lavoro, è continuato a succedere: attività, laboratori, scene indimenticabili, tornei e tanta sperimentazione. Sono andata avanti come ho sempre fatto ma, chissà perché, avevo il blocco dello scrittore. Non ho più condiviso niente… o comunque quel che ho condiviso è l’1% di ciò che ho fatto! Poi, alcuni mesi fa, ci hanno restituito un’ala della nostra scuola che comprende la palestra, la sala teatro, i cortili interni, la sala mensa e altri spazi che in questi anni erano rimasti oltre il muro che ci separava. Una volta che il muro è stato abbattuto e la nostra scuola è stata finalmente messa in sicurezza, è accaduto qualcosa in me e in tutte noi colleghe della Scuola Primaria di Via Stoccolma: è fiorita la voglia di ricominciare! In men che non si dica la mia mente si è riaperta: ho scritto alla Dirigente per recuperare un cortile interno dove le piante, magicamente, son riuscite a sopravvivere (una metafora di quanto ci è accaduto). La dirigente ha accolto con slancio la mia proposta di creare un’oasi verde dove sperimentare con le piante coinvolgendo le classi, ma anche di dare vita a uno spazio all’aperto dove leggere storie e condividere esperienze. Non è stato difficile trascinare alcune colleghe con il pollice verde e, con il prossimo anno scolastico, partiranno dei progetti ad hoc. Via via le idee hanno preso piede e gli spazi sono rifioriti (e ancora rifioriranno, proprio come sta succedendo a noi!) Con il nuovo anno scolastico spero di riuscire a raccontare tutto e bene, come un tempo.

E forse ci siamo: ho nuovamente voglia di scrivere! E come al solito, nella foga del racconto, mi sono persa nei miei pensieri, ma ora ritorno al discorso per cui ho deciso di mettere nero su bianco queste righe: raccontarvi come la preparazione di uno spettacolo di fine anno è stato, per tutti noi, un momento di crescita e condivisione. Ma soprattutto dare a voi, insegnanti che mi leggete, la possibilità di personalizzare e fare vostro, se vorrete, il nostro copione (che condivido con voi) e la nostra esperienza.

Tutto parte dalla voglia di mettere in luce la consapevolezza di cosa significhi crescere insieme a una classe. Una classe indimenticabile, di quelle classi che vorresti sempre, di quelle che “ci metterei la firma per averne sempre così”. Ma – e c’è un MA grande come una scuola intera –  non posso riferirmi solo alle ragazze e ai ragazzi ormai pronti per la scuola secondaria di primo grado; devo includere anche tutte le splendide famiglie che in questi anni hanno lavorato insieme a noi. Inutile girarci intorno: una classe di bambini sereni, capaci di crescere in modo sano nel contesto scolastico e sociale, ha alle spalle genitori presenti, attenti, fiduciosi e disponibili a collaborare con le insegnanti per il bene comune. La sinergia scuola e famiglia è il vero elisir di benessere per la vita dei nostri ragazzi. Quando esiste una comunione d’intenti, i bambini ne traggono un beneficio impareggiabile. E con le famiglie della Quinta C questo è stato possibile! Mi mancheranno moltissimo: voglio ancora ringraziarle per la pazienza avuta in questi anni… sì, la pazienza di restare e non cambiare scuola come è accaduto ad altri, la fiducia che hanno riposto in noi, l’averci sostenuto e aver costruito con noi confronto reciproco fatto di ascolto e collaborazione.

Questo lungo cappello per farvi capire con quale spirito ci siamo salutati dopo la conclusione dello spettacolo di fine anno. Uno spettacolo pensato da me, insieme alla cara collega Carlotta (la mia compagna di viaggio) e alla classe, nato per raccontare proprio l’evoluzione del nostro percorso dalla prima alla quinta. Ma partiamo dal principio…

Quando abbiamo iniziato a pensare a questo momento, ho subito capito che non volevo proporre ai ragazzi una delle solite recite di fine anno, basata su un testo già scritto da altri, da imparare a memoria e replicare su un palco. Volevo qualcosa che fosse davvero loro. L’idea di proporre canzoni imparate negli anni è stata subito bocciata: di cantare non ne volevano sentire! Parlandone insieme emergeva la voglia di raccontare lo spirito della classe fatto di ilarità, aneddoti, tormentoni e vita quotidiana tra i banchi. Ho capito che loro volevano mostrare ai genitori com’erano stati questi cinque anni insieme. Così, io e la mia collega, abbiamo pensato che fosse opportuno pensare ad uno spettacolo cucito su misura per loro. L’idea di base è stata proprio quella di mettere insieme pezzi di vita quotidiana dai primi passi alle elementari sino ad oggi. Ma come?

Un giorno, durante un momento dedicato alla progettazione dello spettacolo, mi è venuto in mente di chiedere un suggerimento all’intelligenza artificiale. Ho domandato a Gemini se avesse delle idee accattivanti per raccontare il nostro percorso di cinque anni nella recita finale. Ci ha risposto con tre proposte. La prima era il tema del libro dei ricordi; la seconda  l’espediente della “macchina del tempo” per viaggiare tra passato e futuro, e la terza… un’opzione decisamente noiosa che nessuno ricorda più! Non appena ho letto la parola “macchina del tempo” gli occhi dei ragazzi si sono illuminati e ogni altra ipotesi è sfumata in un istante. Abbiamo capito subito che il nostro viaggio sarebbe stato quello!

Ho pensato inevitabilmente al film “Ritorno al futuro” (un cult che amo da sempre!) e alcuni di loro, che avevano visto il film, hanno iniziato ad entusiasmarsi davvero. Mi sono bastati alcuni momenti per capire che bisognava battere il ferro sinché era caldo. Abbiamo fatto un veloce brainstorming alla lavagna per raccogliere le idee: raccontare i ricordi dei primi giorni di scuola nella primaria; includere aneddoti o tormentoni di classe; inserire brevi ma significative parentesi musicali. Così, ho predisposto un quaderno dove nei giorni successivi ognuno ha scritto cosa avrebbe voluto fare, le sue inclinazioni o i suoi desideri. C’era chi non voleva ballare, chi voleva dire solo poche cose, chi voleva fare la voce narrante, chi si rendeva disponibile per ballare e chi invece non ne voleva proprio sapere, chi aveva delle idee per progettare la macchina del tempo (sulla costruzione della macchina del tempo abbiamo fatto proprio un concorso apposito: tre gruppi distinti hanno progettato e presentato il prototipo della macchina del tempo; l’idea che ha raggiunto un punteggio più alto ha vinto e nel giro di due settimana, a scuola e nei ritagli di tempo, con materiale da riciclo e in autonomia, tutti insieme hanno costruito la macchina da usare in scena).

La Macchina del Tempo costruita dalla classe

Nel frattempo, ho strutturato per conto mio il copione in nuclei tematici ben definiti:

  • Ritrovamento macchina del tempo. Due bambini trovano uno strano oggetto che rivela essersi una macchina del tempo, premono il tasto “PRIMA” e, come per magia, si ritrovano piccoli e spauriti in prima elementare.
  • Ritorno indietro nel tempo in classe prima. Una scena che racchiude tre momenti chiave: alcuni di loro, con il grembiulino e la voce da “bambini piccoli”, si guardano intorno e pronunciano le frasi classiche dei primi giorni di scuola (“voglio la mamma…” “quando si mangia?” … “Quando si rientra a casa?” … e i primi concetti basilari imparati nei primi giorni); tutti dicono una frase che ha caratterizzato i loro primi giorni (ognuno ha scritto la propria frase da portare come testimonianza) e gli altri rispondono a tono in maniera ironica, pensando a come alla fine è andata a finire dopo cinque anni (es. “Ciao sono … e in mezzo a tutta questa confusione non capisco nulla… così sto ferma e muta come un pesce” e il coro risponde “Peccato che adesso non taci mai!” intendendo che, passata la paura, è diventata una gran chiacchierona!); segue il momento amarcord della prima recita con la body percussion della Marcia di Radetzky e la messa in scena del tormentone di classe.

E sul tormentone devo aprire una parentesi, perché mi riguarda in pieno e loro hanno insistito moltissimo affinché fosse inserito.

Non so perché, ma un giorno, quando eravamo in prima, all’ennesima domanda scontata durante la lezione – della serie “Bambini prendete il quaderno e scrivete il titolo”  detto mille prima di iniziare, un bambino, per la milionesima volta, mi chiede “Ma dove lo dobbiamo scrivere il titolo?” –  invece di rispondere seccata o con la solita battuta “Sul banco?” o ribadire di averlo già detto pochi secondi prima, mi è venuto da intonare l’intro della celebre canzone The Lion Sleeps Tonight.

Avete presente quel “Ih-ih-ih-ih…”? Ecco, da noi in Sardegna, quando uno si secca tende a usare un intercalare con suono un po’ stridulo e allungato della “i”. Una frase in sardo: «Ihiiiii… ta segament’e conca!» che si potrebbe tradurre con “Che mal di testa… che rottura… che stress!”.

Quindi, invece di dire una frase che magari poteva suonare scortese, ho iniziato a cantare a gran voce quel “Ih-ih-ih-ih…” a ritmo della nota canzone presente nel grande classico per bambini “Il Re Leone” (cantata da Timon e Pumbaa, ma già nota nella versione originale del gruppo The Tokens che ho poi usato nella recita), continuando con un bel “Auuuimbauè” che è stato immediatamente seguito da tutta la classe nell’ilarità generale.

Da allora è andata a finire sempre così: quando iniziavo ad intonare quel canto, significava che avevo raggiunto il massimo livello di sopportazione delle domande retoriche e bisognava semplicemente “ascoltare e fare”, invece di domandare senza riflettere. Questo… per cinque anni! Un jingle divertente che ha smorzato negli anni la quotidianità scolastica, talvolta noiosa. Nel copione che condivido con voi troverete tutte le scene ben spiegate e vi renderete conto di come l’abbiamo integrato.

  • Il ritorno in quinta. La classe si ritrova catapultata nel presente e deve fare i conti con ciò che ha rivissuto. Ognuno di loro dice com’era e com’è diventato. Segue la narrazione delle materie nel corso del tempo, che mette in evidenza la differenza tra ciò che sapevano in prima e ciò che sanno adesso che sono in quinta: una scenetta per ogni materia in cui i bambini mostrano questo stacco (ad esempio, per scienze si passa dalla “cantilena” sul ciclo vitale messa in scena in prima, a una scenetta in cui sfoderano le loro ampie conoscenze sul corpo umano in quinta). La scena si conclude con la canzone di Robbie Williams I Love My Life, agganciata a un dialogo in inglese di quattro bambini di quinta.
  • Crescere insieme. A gran voce, la macchina del tempo avverte che c’è un errore: Ok le discipline e ciò che avete imparato, ma bisogna anche andare a vedere quali sono i pezzi importanti della vostra crescita: amicizia, coraggio, collaborazione… identità. Ognuno di loro dice una frase emblematica su quanto ha imparato “umanamente”. La scena si conclude con una frase urlata in coro: “Abbiamo capito che tutti siamo uguali proprio perché diversi… e il bello è proprio questo! Ma soprattutto che insieme è meglio!”.
  • Si va nel futuro. Ma cosa accadrà in futuro? La classe preme il pulsante FUTURO e si ritrova al primo giorno di scuola della secondaria. Con preoccupazione, inizialmente si guardano intorno e analizzano la situazione, ma poi arrivano a una conclusione comune: “SE SIAMO SOPRAVVISSUTI ALLA PRIMA… SOPRAVVIVEREMO ANCHE ALLE MEDIE!”.
  • Trasformazione completata e gran finale. Ormai la Quinta C è pronta per affrontare il futuro. La macchina del tempo ha fatto il suo dovere e le maestre salgono sul palco a dare loro un biglietto pronto per il prossimo viaggio: destinazione scuola secondaria! Gli alunni vengono chiamati uno a uno in ordine alfabetico dalle maestre, che consegnano il biglietto indicando per ciascuno le caratteristiche del passeggero (quattro aggettivi che caratterizzano chi sono). Lo spettacolo si conclude con la frase emblematica:

“NON SIAMO PIÙ QUELLI DI PRIMA… MA SENZA QUELLI DI PRIMA NON SAREMMO QUELLI DI QUINTA!”.

È così, la nostra macchina del tempo è partita davvero. Lo spettacolo è andato in scena ed è stato un concentrato di pura emozione (non so neanche io come ho fatto a governare la mia voce tremolante mentre facevo la presentazione sul palco e vedevo tirar fuori fazzolettini dalle borse): la gioia dei genitori, gli abbracci, le lacrime di commozione e un entusiasmo travolgente hanno riempito tutto il teatro. I ragazzi sono stati semplicemente straordinari, fieri di un testo che sentivano loro in ogni singola virgola.

Ma le emozioni non sono finite sul palco. Subito dopo, ci siamo trasferiti nella nostra aula, trasformata per l’occasione in una vera e propria galleria d’arte. Lì, tra gli sguardi fieri delle famiglie, si è tenuta la mostra dei loro disegni realizzati durante l’anno: un percorso vivo che ha raccontato, linea dopo linea, la loro crescita, la loro sensibilità e la bellezza di questo viaggio a più dimensioni. [anche questa avventura la documenterò a breve].

E così si spengono le luci, le porte della classe si chiudono e questa quinta elementare giunge ufficialmente al termine. Ma la certezza è una sola: la valigia di ricordi (quella che avevamo iniziato a riempire in prima), riempita in cinque anni di competenze e legami, è pronta, e il futuro, spero, non faccia loro più così tanta paura. “Non siamo più quelli di prima… ma senza quelli di prima non saremmo quelli di quinta… e del prossimo futuro”.

Buon viaggio Mattia, Adele, Lorenzo, Arianna, Lorenzo, Gaia, Greta, Marco, Eléne, Paolo, Costantino, Margherita e Ambra. Maestra Michy tiferà sempre per voi. Il mio augurio per il vostro futuro è che possiate trovare la strada migliore che vi faccia sentire soddisfatti di voi stessi!

Ecco il biglietto d’invito allo spettacolo:

E le carte d’imbarco che ho preparato per ognuno di loro:

Ecco una delle carte d’imbarco create da me con Canva

Infine, il link al PDF del copione della recita: RECITA DI FINE ANNO

Spero possa tornarvi utile 🙂

 

 

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